Aggiornamento pagina: 30/7/2010
Informativa Bail In   

Gentile cliente,

a far data dal 1° gennaio 2016, mediante i Decreti Legislativi n. 180 e 181 del 16 novembre 2015, anche in Italia ha trovato applicazione la Direttiva 2014/59/UE “BRRD” (Bank Recovery and Resolution Directive), che ha introdotto nuove regole armonizzate per gestire un’eventuale crisi bancaria, fondate sul nuovo principio in base al quale il costo dell’eventuale crisi bancaria, come accade per le altre imprese, deve essere sostenuto principalmente all’interno della banca stessa.

Nel dettaglio, il D.Lgs. n. 180/2015 prevede che, quando si verificano i presupposti per l'avvio delle procedure di gestione della "crisi" dell'intermediario, la Banca d'Italia, in qualità di “Autorità di risoluzione”, disponga:

  1. la riduzione o conversione di azioni, di altre partecipazioni e di strumenti di capitale emessi dal soggetto in questione, quando ciò consenta di rimediare allo stato di dissesto o di rischio di dissesto dell'intermediario;
  2. quando la misura sopra indicata non consenta di rimediare allo stato di dissesto o di rischio di dissesto, l'adozione di misure di risoluzione dell'intermediario oppure la liquidazione coatta amministrativa.

Per quanto concerne l’operatività sui titoli soggetti alla procedura di riduzione o conversione di strumenti di capitale ovvero sugli ulteriori titoli  soggetti a bail–in, detti titoli, in ragione della diversa natura degli stessi, potranno essere, in caso di dissesto dell’emittente, assoggettati (a prescindere dalla data di emissione) sin dal 16 novembre 2015, data di entrata in vigore dei citati decreti legislativi, a riduzione o conversione degli strumenti di capitale e/o, successivamente al 1° gennaio 2016, a bail–in.

Le norme in vigore, pertanto, da un canto, tendono a limitare il rischio di una crisi bancaria, rafforzando misure preventive a cui ogni banca dovrà attenersi anche in assenza di segnali negativi (tra queste il c.d. Piano di Risanamento), d’altro canto, attraverso lo strumento del “Bail in”, introducono l’orientamento  secondo il quale, in caso di dissesti, chi detiene strumenti finanziari più rischiosi contribuisce in misura maggiore all’eventuale azione di risanamento.

In particolare, gli strumenti finanziari soggetti al “Bail in” verranno coinvolti secondo la seguente gerarchia: azioni e strumenti di capitale; titoli subordinati; obbligazioni; depositi superiori ai 100.000 euro. Di contro, vengono esclusi dalla suddetta procedura di compartecipazione alle perdite (Bail in): i depositi di importo fino a 100 mila euro intestati a  persone fisiche e Piccole e Medie Imprese (protetti dal sistema di garanzia dei depositi); le passività garantite come covered bonds  ed altri strumenti garantiti; le passività derivanti dalla detenzione dei beni della clientela quali ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza piuttosto che i titoli detenuti in un dossier.

Per quanto riguarda le Gestioni Patrimoniali, occorre specificare anzitutto che non sono acquistabili strumenti finanziari emessi dalla Capogruppo e che, altresì, non sono direttamente acquisibili dal gestore strumenti finanziari eventualmente assoggettabili al “Bail-in”, sebbene potrebbero essere compresi nel portafoglio ampiamente diversificato di un fondo/sicav selezionato dal gestore[1].

A tal proposito si rammenta che la diversificazione attuata sia dal gestore che dall’emittente delle quote di fondo/sicav[2], affievolisce in maniera consistente la manifestazione del rischio di credito qualora una delle società in cui il fondo avesse investito dovesse essere soggetta alle procedure di risoluzione con conseguenti effetti residuali sul valore del suo investimento.

Ancora, quale ulteriore elemento di valutazione, è bene ricordare che,  nell’ipotetico caso di sottoposizione a misure di risoluzione di uno dei soggetti coinvolti nella gestione o nel collocamento di un fondo, l’autonomia di cui gode il patrimonio del fondo impedisce ai creditori della società fallita di aggredire il patrimonio degli investitori.

Infine, sotto altro profilo, al fine di garantirLe un quadro d’informazioni più ampio e più efficace che sappia raggiungere i molteplici profili d’interesse che coinvolgono la tematica in questione, non pare superfluo evidenziare – anche in questa sede - le caratteristiche di solidità patrimoniale e finanziaria della Banca Capogruppo, che risulta connotata da elevati livelli patrimonializzazione e di liquidità[3].

In chiusura, per eventuali approfondimenti, Le segnaliamo che potrà trovare maggiori dettagli sugli argomenti trattati sia rivolgendosi direttamente agli operatori della Filiale presso la quale è  avvenuto il collocamento del Servizio di Gestioni di Patrimoni da Lei sottoscritto, sia collegandosi ai siti istituzionali della Banca d’Italia (www.bancaditalia.it) e dell’ABI (www.abi.it).


[1] Il numero di titoli presenti in un portafoglio, nella maggioranza dei casi, varia da un minimo di 50 per i portafogli concentrati, fino a oltre 800 per quelli più diversificati.

[2] Peraltro,  va evidenziato come il “portafoglio gestito” è costituito da quote di diversi  fondi/sicav e questi ultimi,  a loro volta, sono composti da strumenti finanziari di emittenti diversi.

[3] A tale riguardo, il parametro più significativo per valutare la solidità della Banca è individuato nel CET 1 – Common Equity Tier 1”, che indica, in sintesi, il coefficiente di patrimonializzazione della Banca Capogruppo e che è pari al 23,66%

 


 

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